Una favola di Ambrose Bierce
Satira per lettori più grandi

L'anarchico e il Gatto Morto
Un oratore anarchico, noto per i suoi discorsi appassionati contro l'establishment, si trovò in una situazione insolita. Un giorno fatidico, venne colpito in faccia con un gatto morto da un cittadino rispettoso della legge, il cui nome rimase a lui sconosciuto. In un impeto di ironia e sfida, l'anarchico decise di portare il gatto morto in tribunale e farlo arrestare, presentando il suo caso davanti a un magistrato.
"Perché ti appelli alla legge?" chiese il magistrato, alzando un sopracciglio. "Tu, che sostieni l'abolizione della legge in generale."
"Quello," rispose l'anarchico, mostrando una certa ostinazione, "non è affar vostro. Non sono obbligato a essere coerente nelle mie convinzioni. Voi siete qui per fare giustizia tra me e questo gatto morto."
Il magistrato, incuriosito dall'assurdità della situazione, indossò il cappello nero e assunse un'espressione solenne. "Molto bene," disse. "Poiché l'accusato non si difende ed è indubbiamente colpevole, la condanno a essere mangiata dal boia pubblico. Dato che tale posizione risulta vacante, vi nomino a tale incarico, senza vincoli."
L'aula del tribunale esplose in risate e mormorii, ma uno degli spettatori più divertiti dall'assurda esecuzione non era altri che l'anonimo cittadino rispettoso della legge che aveva lanciato il gatto. Si compiacque dell'ironia della situazione, trovando gioia nell'inaspettato svolgersi degli eventi per l'anarchico.
E così, l'anarchico imparò una preziosa lezione sulle complessità e le contraddizioni delle sue convinzioni, mentre il gatto morto divenne un inconsapevole partecipante in una farsesca rappresentazione della giustizia.
La storia illustra l'ironia di cercare giustizia all'interno di un sistema che si oppone fondamentalmente, evidenziando le complessità dell'ipocrisia umana e l'assurdità delle ideologie rigide.
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