Una favola di Ambrose Bierce
Satira per lettori più grandi

Un giudice che aveva trascorso anni cercando invano un'opportunità per ottenere una distinzione infame sedeva un giorno sul banco, lamentando la sua sorte avversa. Era frustrato dal fatto che nessun litigante lo ritenesse degno di corruzione, e contemplava persino di porre fine alla propria vita se i suoi affari non fossero migliorati.
All'improvviso, si trovò di fronte a una figura spaventosa avvolta in un sudario. Il pallore e gli occhi di pietra della figura riempirono il giudice di un terribile timore.
"Chi sei?" balbettò il giudice. "E perché sei venuto qui?"
"Sono l'Atto Impulsivo," arrivò la risposta sepolcrale. "Puoi commettermi."
Il giudice si fermò, immerso nei suoi pensieri. "No," disse infine, "sarebbe piuttosto irregolare. Oggi non siedo come magistrato incaricato di commettere."
La storia mette in luce i pericoli dell'inazione e le conseguenze del cedere alla disperazione, illustrando che non si dovrebbe evitare di prendere decisioni difficili o di assumersi responsabilità.
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